1984, São Paulo
debonis.renata {at} gmail.com

represented by Giorgio Galotti
www.giorgiogalotti.com

Giorgio Galotti gallery, is thrilled to present Aurora, the first solo show in Italy by Renata De Bonis. All the artworks presented have been created specifically for the space and were realized in Turin during her residency at Cripta747. With this project the artist intends to offer to visitors, a vision of the most complex aspects of her practice. The project elaborated for this show has its starting point in the word and concept of ‘aurora’, as the name of the area and neighborhood where the gallery is located, and as the universal term representing the natural phenomenon and state of gradual luminous transition and ambiguity taking place between night and day.

The reflection towards the term ‘aurora’ brought the artist to obsessively compose an aesthetic narrative from the relationship between a series of sensations perceived during the day by both the human body and materiality itself, and the sun’s emanating and reverberating energy. By highlighting and emphasizing the physical ramifications of the sun, uncontrolled by humans, yet from which all life is dependable of, the artist contemplates upon ephemerality and the everyday, evoking life cycles, the passage of time, and the inevitable decomposition of day into night and night into day.

The work ‘6:35am / 8:04pm (April 16th 2017)’ originates from a chromatic and daily interpretation of daybreak and nightfall. During her residency in Turin she wore two distinct white t-shirts in two different moments of the day: one during dawn and another one during dusk. A photo-sensitive substance - historically used for the creation of cyanotypes - was applied to the t-shirts, retaining the luminosity of both the appearing and fading sunlight, while simultaneously photographing the occurring shapes and elements between the source of light and the support, consequently measuring a subject’s daily development to the intensity of light. The two shirts, colored by the sun, were then oriented at two opposite poles of the gallery space: one on the east, and another one on the west, to recreate an autonomous life cycle of sunrise and sunset, inside an aseptic environment.

‘The stranger (24°C)’ is the result of a natural process that alludes to artificial mechanism of heat transfer. A selection of dried leaves, harvested few weeks before her trip to Turin, in front of her home in Sao Paulo - where it is currently autumn - were boarded on the plane and placed inside the gallery. Exhibited as an unpretentious concentration of fallen leaves, the disintegrating mass shelters beneath it a functioning household heated carpet, precisely adjusted to reproduce the temperature and atmosphere of Sao Paulo in the same exact day the leaves were collected. The work addresses the artist’s affection towards her own environment through an effort of relocation, where any element, albeit artificial, can stimulate the instinct of acclimatization, composing a familiar environment capable of reactivating native sensations of a place far away.

Additionally the work ‘Redoma (2.08 mt)’, the Portuguese word for both ‘dome’ and ‘bell jar’, is composed by simulating and arresting a banal action, that of trapping a mosquito within a cup on the wall in order to displace and liberate it. The position of the cup on the wall, magically withheld at 2.08 m of height, is established in relation to the artist’s dimensions, and the maximum height she can reach, highlighting the triviality of the situation. The work also references the daily appearing sun, emphasizing the cycles of life and death within an everyday space and timeframe, considering that some species of mosquitoes live only one day.

Finally, the artist install ‘Reverence’ in the rooftop of the gallery and its surrounding balconies, hanging, in like manner to drying clothes on the clothesline, plastic bags retrieved and collected by the artist from supermarkets whose names are somehow related to the sun’s iconography. The installation is thus made visually available to residents of the neighborhood through a mimetic procedure, where the plastic bags adapt and camouflage themselves within a courtyard of the city, which, in like manner to many other courtyards in Turin, are commonly populated by hanging clothes and curtains. The work, in constant exposure to inclement weather and the cycles of the sun, will change throughout the duration of the show, revealing signs of wear and gradient shades of the information and symbols imprinted upon the plastic. Furthermore ‘Reverence’ is also a tribute to Turin and it’s reminders of the adaptability of foreigners to an unknown territory.

 

IT

La galleria Giorgio Galotti, ha il piacere di presentare Aurora, la prima personale di Renata De Bonis in Italia. Le opere, ideate per la galleria e realizzate durante la residenza dell’artista a Torino presso Cripta747, intendono offrire una visone degli aspetti più complessi della sua pratica. Il progetto è stato elaborato partendo dal significato contenuto all’interno del vocabolo ‘aurora’, sia come termine che contraddistingue il quartiere nel quale ha sede la galleria, sia come rappresentazione del fenomeno atmosferico e momento ibrido tra il giorno e la notte.

La riflessione sul termine ‘aurora’ ha condotto l’artista a comporre una narrazione visuale ossessiva delle sensazioni percepite nell’arco di una giornata, in relazione al corpo umano, alla materia, al sole e alla sua energia. Enfatizzando alcuni fenomeni naturali non controllabili dall’uomo, ma da cui ogni individuo dipende, l’artista contempla i mutamenti che si susseguono nei cicli vitali, nello scorrere del tempo e nell’inevitabile trasformazione del giorno in notte e viceversa.

L’opera ‘6:35am / 8:04pm (April 16th 2017)’ deriva da una visione quotidiana dell’artista e dall’evoluzione cromatica dell’alba e del tramonto. Durante la sua permanenza a Torino, infatti, ha indossato due magliette bianche in due momenti differenti della giornata: una al sorgere del sole e l’altra al tramonto. Su ogni maglietta è stata applicata in precedenza una sostanza fotosensibile - storicamente utilizzata per la tecnica cianografica - che tende a memorizzare la luce del sole, fotografando le forme di alcuni elementi che si frappongono tra la luce solare e il supporto, attivando uno sviluppo della colorazione scaturito dall’intensità della luce assorbita. Le due magliette, colorate naturalmente dal sole, sono state poi posizionate alle due estremità della galleria: una orientata verso est e l’altra verso ovest, per ricomporre un ciclo vitale autonomo all’interno di un ambiente asettico.

L’opera ‘The stranger (24°C)’ è frutto di un mutamento naturale che si serve di meccanismi artificiali di riproduzione del calore. Una composizione di foglie secche, raccolte di fronte la sua casa di San Paolo - dove attualmente è autunno - qualche settimana prima della sua partenza per l’Italia, sono state imbarcate sull’aereo e una volta giunte a destinazione, esposte in galleria come un cumulo di foglie cadute da un albero e messe in relazione con un elettrodomestico che tende a riprodurre la medesima temperatura di San Paolo nell’esatto momento in cui le foglie sono state raccolte. L’opera vuole sintetizzare l’affetto dell’artista verso la sua terra, dove ogni singolo elemento, seppure artificiale, aiuta a stimolare la dimensione animale dell’essere umano, componendo un’ambientazione domestica in grado di riattivare le medesime sensazioni di un luogo lontano.

‘Redoma (2.08 mt)’, la cui parola di origine portoghese significa sia ‘cupola’ sia ‘campana di vetro’, è un’opera composta da una simulazione di un’azione banale come la cattura di un insetto volante, in questo caso una libellula, con un bicchiere di plastica sul muro, per sottolineare l’intenzione di liberarlo successivamente, una volta che il braccio umano si stanca della posizione. Il bicchiere è qui fissato a 2.08 metri, l’altezza massima a cui l’artista, allungando il braccio, può arrivare, aumentando l’ironia del gesto in funzione del corpo umano. L’opera è anch’essa in relazione con la comparsa e scomparsa del sole che quotidianamente porta con se il ciclo della vita, quella di una libellula, che prende il posto di un’altra libellula esistita e morta il giorno prima.

Nel terrazzo, al piano superiore, è esposta ‘Reverence’, un’installazione che l’artista ha composto collezionando per alcuni mesi sacchetti di plastica di supermercati la cui denominazione è ispirata all’iconografia del sole. L’installazione resterà esposta alle intemperie, al ciclo solare e ai cambiamenti climatici che, nell’arco della mostra, ne modificheranno le tonalità. L’opera si mette così a disposizione degli abitanti del quartiere per entrare in relazione con loro quotidianamente e per mimetizzarsi nei cortili di Torino, solitamente popolati da stendibiancheria e tende di protezione. ‘Reverence’ vuole inoltre essere un omaggio alla città replicando un atteggiamento, prettamente animale, di adattamento dell’ospite in un territorio non suo.